
Fulvio D'Alessandro
Ricordo molto bene i comitati “spontanei” contro la scelta ponderata della nuova casa di risposo in area Becco D’Ania.
Operazione questa che ho caldeggiato, senza se e senza ma, fin dalla sua fase embrionale insieme a tutta la maggioranza in una fase molto difficile della questione.
Ricordo molto bene le accuse che ci sono state mosse sulla base di dodici minuti in più di percorso a piedi dal centro cittadino rispetto all’attuale casa di riposo.
E’ cosa nota che se non ci fossero gli asili parrocchiali a sopperire alla cronica carenza di posti di quelli statali, le famiglie si troverebbero in grave difficoltà e non saprebbero a chi affidare i propri bambini .
Su “ Il Saviglianese” del 23 Marzo , Guido Martini analizza la situazione dell’asilo della Pieve e dei suoi locali non più adatti ad accogliere i bambini, e lo fa in parte riferendo parole del parroco, Don Roberto, tratte dal bollettino parrocchiale , e in parte con il taglio dell’intervista.

Vassallaggio
“SS.ANNUNZIATA”: L’INSIDIA E’ MONDOVI’
Politici e sindaci si agitano come tarantolati intorno alla riforma sanitaria piemontese.
Soave non vuole andare con Alba, ed Alba, l’ha dichiarato esplicitamente, non vuole venire con noi e con Cuneo.
Tutti d’accordo felici e contenti dunque? Non pare proprio.
Bislacche proposte a ruota libera di sindaci e politici in margine alla riforma sanitaria di Cota
Non sembra interessare più di tanto ai saviglianesi il destino del loro ospedale, almeno a giudicare dalla partecipazione emotiva al problema , piuttosto tiepida.
Chi invece si agita come mai ha fatto prima é la politica, che chiama a raccolta ” tutti quelli che hanno a cuore i destini del SS. Annunziata”: ex primari e primari attuali, ex amministratori e amministratori attualmente in carica o in scadenza tra un anno, tutti insieme appassionatamente.
Fini cita Sciascia in modo parziale e grossolano

IL GIORNO DELLA CIVETTA
“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”( da “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia Ed.Einaudi, 1961).
Queste sono le parole che il siciliano don Mariano Arena, semianalfabeta, capomafia potente e spietato rivolge al “continentale” capitano Bellodi, emiliano di Parma, giovane, colto, ex partigiano, destinato ad una carriera di avvocato, ma rimasto in servizio in nome di alti ideali di giustizia. Due mondi a confronto, senza alcuna possibilità di mediazione o di conciliazione.