Neppure il solleone agostano ha smorzato la polemica sulla grande distribuzione a Savigliano.
Soave ciurla nel manico sapendo di farlo e ripete ossessivamente il suo mantra : “la colpa è della Regione”, per convincere se stesso prima degli altri.
La programmazione del commercio è prerogativa esclusiva dell’amministrazione comunale, tant’è che l’individuazione delle aree, la loro localizzazione e conseguentemente il tipo di commercio praticato rientrano a far parte , a tutti gli effetti, del Piano Regolatore Generale Comunale.
La nuova e tardiva manovra finanziaria dimostra quanto fosse illusoria e debole l’azione del nostro Governo.
Sono reduce da tre settimane di lavoro negli USA e ho ben visto gli effetti di politiche volte a sostenere, durante l’era Bush, solo le grandi lobby, le grandi banche, la speculazione finanziaria e, soprattutto, il credito “capestro” nei confronti del ceto medio.
Per un lavoratore autonomo con un reddito annuo ISEE – Indicatore di Stato Economico Equivalente noto anche come “riccometro”, di 11.400 € o più, la retta mensile per mandare il proprio bambino all’asilo nido comunale Peter Pan è di 575,00 mentre ad un lavoratore dipendente per pagare la stessa retta si richiede che guadagni oltre i 19.000 €.
Ci domandiamo il perché di questa disparità di trattamento.
Nel primo caso, supponendo in una dichiarazione non mendace, alla famiglia di un povero lavoratore autonomo che percepisse 11.400 € all’anno, equivalenti ad un introito mensile di 950 €, se sottraiamo i 575 € della retta, del “Nido” rimarrebbero 375 € mensili per campare: impossibile.
Un po’ meglio andrebbe alla famiglia di un lavoratore dipendente con un reddito ISEE di 19.000 € l’anno , pari a 1583 € al mese , al quale, sottratti i 575 € della retta , resterebbero ancora poco più di 1.000 € mensili con cui sopravvivere : difficile , ma non impossibile. Non vogliamo di certo fare un processo alle intenzioni, ma ci siamo interrogati su questo evidente squilibrio.
Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2005/marzo/25/Lecco_nidi_piu_cari_Italia_co_5_050325003.shtml
MILANO – Lecco, con 572 euro mensili, è la città italiana dove le rette degli asili nido comunali sono più care, mentre Roma (146 euro) è la più conveniente.
Milano (ma solo per i pochi che, qui come altrove, trovano posto) è invece la migliore fra le città lombarde: a una famiglia di 3 persone con un reddito di 44.200 euro (lo stipendio medio secondo l’ Istat) il nido comunale costa, per 9 ore giornaliere, 232 euro al mese.
Sono i risultati di un’ indagine condotta da Cittandanzattiva, associazione che si occupa soprattutto della qualità dei servizi pubblici.
La Lombardia è la regione dove più numerosi sono i bimbi fino ai 2 anni (oltre 255 mila), mentre il tasso di occupazione femminile (oltre il 40%) è fra i più alti. In Regione le strutture sono 567, 478 delle quali comunali.
Come si giustifica tanta differenza tra le rette?
«Nelle città piccole i costi strutturali fissi sono maggiori – dice il vicesegretario di Cittadinanzattiva Giustino Trincia -. Ma è anche una questione di scelte politiche». ?