E’ cosa nota che se non ci fossero gli asili parrocchiali a sopperire alla cronica carenza di posti di quelli statali, le famiglie si troverebbero in grave difficoltà e non saprebbero a chi affidare i propri bambini .
Su “ Il Saviglianese” del 23 Marzo , Guido Martini analizza la situazione dell’asilo della Pieve e dei suoi locali non più adatti ad accogliere i bambini, e lo fa in parte riferendo parole del parroco, Don Roberto, tratte dal bollettino parrocchiale , e in parte con il taglio dell’intervista.
La cosa non deve essere piaciuta al sacerdote, se alla fine della “messa grande” di domenica 27 Marzo, prima di congedare l’assemblea dei fedeli , ha tenuto a precisare, con tono pacato ma puntuale, di non aver mai rilasciato alcuna dichiarazione al giornalista del settimanale locale.
Il messaggio ci é parso quanto meno “insolito” ma non ci ha stupiti più di tanto. Dopo che nella casa del Signore avevano preso la parola politici come il sindaco Soave, almeno stavolta ha parlato chi ha titolo a parlare in chiesa: il parroco, che dopo la tiratina d’orecchi al giornalista ha pronunciato il fatidico : “ Ite, missa est” ovvero la formula post conciliare “ andate in pace “.
Anche a me era già venuta alle orecchie questa storia. Be’, per un giornalista essere citato – il che presuppone di esser stato letto – è sempre un piacere, perché il giornalista che non ha lettori è come il prete con la chiesa vuota. Forse il “don” non sa – e non è detto che debba saperlo, mica è il suo mestiere – che le fonti giornalistiche da cui si attingono le notizie sono molteplici, ivi compresa la citazione da altre pubblicazioni. Il virgolettato con le parole del parroco, infatti, non era frutto di un’intervista, ma – come da me ben specificato nell’articolo – era appunto tratto dal bollettino parrocchiale. Se il parroco non avesse voluto che la notizia diventasse di dominio pubblico, non avrebbe dovuto pubblicare un articolo con la sua firma.
Dunque, con la coscienza più che linda, rispedisco la tirata d’orecchie – che non ha alcuna ragion d’essere – al mittente. Mi amareggia il fatto che sia stato usato il pulpito per cercare di far passare un messaggio sbagliato: ovvero che io non abbia seguito le regole della mia professione, che invece conosco a menadito.