«Se qualcuno pensa che gli stranieri siano diversi è uno stronzo».
Alla fine al turpiloquio politico s’è piegato pure lui, Gianfranco “aplomb” Fini, terza carica dello Stato.
Dopo gli italiani “coglioni” di Berlusconi, i ” culattoni” di Calderoli, e il priapismo di Bossi (la Lega ce l’ha duro), un ” vaffa…” era sfuggito persino a Prodi e un “cazzo” anche a Lamberto Dini, ma mai e poi mai avremmo pensato potesse succedere a Fini.
Polsini inamidati, gemelli, cravatta rosa e abiti dal taglio perfetto, da lui ci saremmo aspettati tutt’al più una perifrasi politically correct del tipo “cilindri fecali” e invece no dalle sue labbra forbite é uscito un popolaresco, volgare, genuino “stronzo”, subito rispedito al mittente senza tanti complimenti da quel gentleman di Calderoli .
“Gianfranco ha cambiato il suo retroterra culturale. Immigrazione e testamento biologico non sono roba nostra” ha dichiarato Altero Matteoli ministro delle infrastrutture nelle cui vene scorre ancora puro sangue AN e sono in molti a pensarla come lui.
