
Ti lascio una canzone
Mercoledì 28 u.s. , “zappando” (licenza poetica) col solito telecomando delle sere inutili alla ricerca dell’ unica finestra che questa Provincia ci lascia aprire sul mondo, mi sono imbattuto nella trasmissione più intelligente, magniloquente, acculturante, esemplare, e via dicendo e via dicendo, che mai, Mamma RAI, dopo la consociata Mediaset campione di “Grande Fratello”, ci abbia regalato: “Ti lascio una canzone”.
Da tagliarsi le vene. Per lungo e di traverso. E da tagliare i versamenti di canone.
Il concetto sarebbe più che condivisibile: lasciamo in eredità alle nostre future generazioni capolavori di Battisti, De Andrè, Mina, Mogol, Lauzi, Battiato ecc. ecc.
Ma vedere una cerchia di mummie liftate presentare e giudicare gagliardamente, come fossero ad Holliwood, quattro porelli infanti imbellettati e sbattuti su un palco luccicante a scimiottare i Grandi da genitori desiderosi di patetiche quanto irraggiungibili rivincite personali, e da manager alla Bennato, è stato il top.
Complimenti comunque ai pargoli per le indubbie doti canore. Ma, a sipario chiuso, vediamo almeno di non lamentarci più a tutto tondo dei ragazzini, delle loro bravate, del bullismo, dell’ incomunicabilità generazionale o, peggio, dei bollettini di guerra stile Avetrana.
Si vuole crescerli precocemente perchè diventino delle star e far seguire loro i modelli che i media stanno promuovendo a tutto spiano?
Bene: mandiamo sotto i fari di uno studio televisivo una dodicenne taroccata, in minigonna e con i tacchi. Di certo, anche se scenderà vincitrice dall’auditorium per la gioia di babbo, mamma e nonni, troverà immediatamente un lupo cattivo che l’accompagnerà nel bosco. Se non peggio. Oppure agghindiamo un biondino pre-adolescente e facciamogli ugolare sotto gli spot “Dieci ragazze per me posson bastare”. Qualche ex politico romano di dubbi gusti gli spiegherà immediatamente chi era Farinelli. E lui non saprà nemmeno se gli sarebbe bastata una ragazza. Considerazioni.
Ma se si continuerà da un lato a promuovere trasmissioni spazzatura su cui sbavare per piacere del gossip e dell’emulazione e dall’altro a sperare in un gagliardo futuro per giovani aspiranti peripatetici non lamentiamoci più per la mancanza di lavoro o di rassicuranti immagini di famiglie stile mulino bianco.
Io ho bisogno di aggiustare un cancello, di ripristinare un water, di intervenire su un vetusto impianto elettrico e di cambiare una serratura. Non trovo nessuno disposto a farlo. Sono tutti là a cercare di lasciarmi una canzone della quale mi frega poco o nulla (dipende dal water) ed a rovinare delle generazioni cui lasceranno solo “Un grande futuro dietro le spalle” (V. Gassman).
Giorgio Barberis
Non entro nel merito del programma citato perchè non lo seguo. Preferisco rivedermi i vecchi film di Totò oppure le commedie di De Filippo e Govi. Ho un figlio di diciotto anni, prossimo al diploma di perito elettrotecnico. L’altro giorno mi ha detto: “dopo la scuola desidero fare l’artigiano”. Ora, chi mi conosce sa bene che non parlo in genere di “massimi sistemi”. Nella mia vita ho fatto il “bocia”, poi l’imbianchino, l’applicatore di moquette, il rettificatore di teste di motore, il cameriere, il raccoglitore di frutta, il mulettista, l’elettricista approdando poi in Olivetti e seguendo un percorso variegato che mi ha portato a diventare dirigente in una nota multinazionale. Ora, la società e quindi tutti noi, almeno negli ultimi vent’anni, ci ha propinato l’immagine del giovane dottore, ingegnere, architetto, avvocato, medico, notaio, farmacista, professore. Dire che il proprio figlio ha inclinazioni e attitudini professionali è visto come sciagura da non raccontare nei salotti buoni del conformismo nazionale. Tutti i governi e governicchi (di qualsiasi colore) hanno letteralmente affossato le scuole professionali. Scuole considerate di serie “B”. Anche le categorie artigiane sono state mortificate con presunzioni (studi di settore) statistico/operative formulate da soggetti in colletto bianco che nella vita non hanno mai girato un cacciavite o usato una spatola. Peggio ancora! Si è per anni sostenuto che gli artigiani sono tutti dei “delinquenti” che non pagano le tasse e che non rispettano le regole. Risultato? Gli artigiani non trasferiscono più ai giovani la propria competenza e professionalità. Per assumere un ragazzo in bottega sapete quante clausole e costi bisogna sostenere? E allora avremmo una società di laureati falliti, di bamboccioni, di nullatenenti con il pezzo di carta utilizzabile, a seconda della grammatura, per fini diversi. Il cancello, la tapparella, il rubinetto, il lampadario verranno riparati o sostituiti da improvvisati o ottimi artigiani extracomunitari mentre i nostri figli aspireranno a diventare idoli della televisione spazzatura, calciatori, veline, escort o portaborse di qualche politico.
Sono felice che mio figlio abbia deciso di diventare ARTIGIANO e farò tutto il possibile perchè possa trovare un MAESTRO ARTIGIANO disponibile a trasferirgli un’arte tramandata in passato da padre in figlio.
Fulvio D’Alessandro