Maxima debetur puero reverentia
(Giovenale, Satire, XIV, 47).

Decimo Giunio Giovenale (50-127 d.C.)
Lasciamo dunque per una volta le miserie lautamente retribuite della politica, e spostiamo la nostra attenzione sulle miserie umane.
Parliamo di aborto, un argomento scabroso specie per una piccola comunità di provincia come Savigliano. Ce ne forniscono lo spunto le dichiarazioni ad effetto ma avventate rilasciate sulla pillola abortiva dai neo governatori leghisti di Piemonte e Veneto : “ la RU 486 resterà nei magazzini”.
Sarebbe forse stato meglio dire “ resterà negli ospedali”. Tanto per chiarire dirò che a suo tempo feci convinta obiezione di coscienza e a distanza di anni non ho cambiato idea.
E come potrebbe essere diversamente per uno che ha dedicato e dedica la sua vita alla cura dei bambini ?
Non voglio qui scagliarmi contro la legge 194 del 1978 che essendo legge dello Stato va rispettata. Ma alcune riflessioni mi siano permesse.
La prima fase della gravidanza che dura dal momento del concepimento fino al 60/70 giorno dà origine a quello che si chiama embrione, dopo di che il prodotto del concepimento , (così lo definisce la medicina ufficiale) , viene chiamato feto.
Quale la differenza tra embrione e feto?
Durante la fase embrionale si formano tutti gli organi e i tessuti che li compongono, fegato, rene, cervello ecc. Nella fase fetale, questi organi già presenti si sviluppano e maturano fino alla nascita rendendo adatto il bambino alla vita fuori dall’utero materno.
Il punto nodale è se l’embrione ed il feto abbiano dignità di essere umano o siano un grumo di sangue e cellule se cioè siano qualcosa o qualcuno. Io non ho dubbi: dall’unione del gamete maschile (spermatozoo) e femminile (cellula uovo) , si forma lo zigote che, per successive divisioni, darà origine all’embrione e poi al feto ed infine al bambino .
Ebbene , nello zigote e nei suoi geni esattamente per metà paterni e per metà materni (e per me questo ha già di per se del miracoloso) c’è già scritta la storia dell’uomo che ne deriverà.
Il suo aspetto fisico, il suo carattere, le sue malattie. C’è già tutto. E questa , si badi bene , non è un’ opinione , è scienza universalmente accettata e indiscutibile.
Non c’è dubbio che molte volte l’ interruzione volontaria della gravidanza sia una scelta dolorosa e lacerante per la donna, cosa che ci viene ossessivamente ripetuta, alla base della quale vi possono essere ragioni gravi o gravissime. Il punto è se tali ragioni siano sempre sufficienti per negare la vita ad un innocente. In questa spinosa questione non sento mai nessuno, prendere le difese del più debole: il bambino. Se tutti i servizi sociali e i consultori messi in campo con notevole dispendio di risorse umane ed economiche non riescono a dare sostegno alle donne in difficoltà e a far nascere i loro bambini, a rimuovere quella che viene sempre richiamata come scelta dolorosa per la donna, ma si limitano a stilare certificati per l’ interruzione volontaria della gravidanza ebbene io credo il ruolo dei consultori debba essere ripensato.
In alcuni casi l’ interruzione volontaria della gravidanza viene interpretato come un mezzo anticoncezionale sicuro e a carico della “mutua”. Se ciò può essere giusto per tutelare la salute delle donne e sottrarle alle pratiche delle mammane , mi chiedo chi tuteli il bambino che non verrà.
A.Giaccardi
Caro Dottore
Su questo tema non condivido tutto il Suo (mi consenta) predicozzo.
Non mi piace lasciare alla solita “intellighenzia” dei salotti progressisti il titolo di honoris causa per essersi fatti carico di temi dai contenuti, diciamo, socialmente difficili o diversamente facili…
Per farla breve:
1) educazione sessuale nelle scuole, dall’asilo.
2) non considerare la RU un metodo anticoncezionale.
3) siamo ancora una società prettamente maschilista, deve cambiare!