Dopo gli spaghetti alla pistola
Italiani popolo di poeti, santi e navigatori?
Non per i krukki, che da anni ci insultano dalle pagine di “Der Spiegel”, il settimanale più diffuso di Germania. Per i mangiacrauti gli italiani sono soprattutto un popolo di codardi perché non appartengono , a differenza dei tedeschi, ad alcuna razza.
Almeno così la pensa Jan Fleischhauer autore dell’articolo “Omissione di soccorso all’italiana” e quando i tedeschi tirano in ballo la razza un brivido mi corre per la schiena.
Rimangono famose le copertine anti italiane del settimanale, da quella del 1977 con il revolver su di un fumante piatto di spaghetti a quella di un Berlusconi giulivo, vestito da gondoliere; e adesso la faccenda della Costa Concordia.
Oddio, sulla mafia che da fenomeno inizialmente italiano s’è sparso in tutto il mondo, anche in Germania, non hanno proprio tutti i torti , vista la strage di Duisburg, pur tuttavia una qualche reazione di sdegno del Governo italiano o del Presidente Napolitano, così pronto in passato ad intervenire quasi quotidianamente con i suoi appelli accorati/preoccupati e da qualche tempo insolitamente taciturno, ce la saremmo aspettata. Macché.
L’ unica reazione in difesa della dignità nazionale è affidata ad una lettera a “Der Spiegel” del nostro ambasciatore a Berlino. Dopo un anno di abbuffate di tricolore e “Fratelli d’Italia” ci sembra davvero un po’ poco.
Che con la faccenda Schettino/Costa Concordia noi italiani abbiamo fatto l’ennesima figura da cioccolatai di fronte al mondo non v’è dubbio alcuno, ma una reazione d’orgoglio nazionale all’ offensivo articolo di “Der Spiegel” da parte degli Organi istituzionali ce la saremmo aspettata , invece niente.
Nell’Europa comandata dal direttorio franco-tedesco agli altri Paesi dell’ Unione non resta che mettersi sull’attenti ed obbedire agli ordini di Berlino e di Parigi .
Sempre meno cittadini europei però si fanno abbindolare dalla martellante quanto totalmente ingiustificata pubblicità che stampa e tv ci ammanniscono ogni giorno sul ruolo salvifico della moneta unica.
La situazione di Grecia, Portogallo, Spagna e Italia (i cosiddetti PIGS, Paesi maiali) sta chiaramente a dimostrare quanti danni sia capace di creare quest’euro raffazzonato. Intanto l’Europa ci multa per aver disatteso la normativa sull’allevamento delle galline ovaiole che avrebbe dovuto entrare in vigore il primo gennaio di quest’anno.
Anche se da mesi abbiamo problemi ben più seri di sopravvivenza a cui pensare, i burosauri di Bruxelles non vogliono sentir ragione: multa all’Italia per maltrattamento avicolo.
A quando una sanzione alla Germania per maltrattamento del popolo italiano? Ci sembra che la tanto osannata Europa, ancora una volta, abbia fatto l’uovo fuori dalla cavagna .
Antonio Maria Giaccardi
Caro Ario,
io non ci farei molto caso. Qualcuno sostiene che l’intelligenza come la stupidità sono equamente distribuite e non hanno colore politico. Nessuno può pretendere di averne l’esclusiva e lo possiamo notare tutti i giorni nella nostra quotidianità. A conforto di questa tesi viene in soccorso l’editoriale de ” Il giornale” del 27/01 ( se non ricordo male ) che a firma del proprio direttore, l’ineffabile Sallusti, titolava “A noi Schettino. A voi Auschwitz” . Da brivido. Mi sarei aspettato invece una rievocazione in chiave interpretativa di Sturmtruppen. Come insegna Bonvi , il celebre fumettista, gli argomenti non sarebbero mancati. I tedeschi nelle escursioni turistiche scendono dagli autobus intruppati come un reggimento di fanteria, acquistano BMW di colore rosa o giallo,nelle feste indossano pon pon rossi al posto della cravatta e sono ineguagliabili nei cori mentre tracannano ettolitri di birra. Così come i francesi sono supponenti, gli inglesi imbalsamati, gli scozzesi tirchi, i portoghesi scrocconi e così via. No, direi che non è il caso di preoccuparsi. Per contro, oltre agli Schettino, il nostro panorama politico offre tutta una serie di macchiette per le quali non ci sarebbe che l’imbarazzo della scelta se proprio volessero affondare il coltello nella piaga….
Potrei tranquillamente scagliarmi per ripicca contro il popolo tedesco citando la ricerca rigorosa di Eric Johnson e del sociologo tedesco Karl-Heinz Reuband dal titolo “La Germania sapeva”. Un’accurata ricerca sulla conoscenza in Germania degli orrori del regime nazista e dell’Olocausto dove si evince che almeno un terzo del popolo tedesco era assolutamente consapevole delle stragi degli ebrei nei mesi in cui stava avendo luogo. Invece preferisco limitarmi a sostenere che, non il popolo tedesco oggi, ma un giornale tedesco, Der Spiegel, si dovrebbe vergognare!
Però caro Giaccardi questo giornalaccio becero ha in parte ragione.
Non il popolo italiano, ma alcuni italiani, sono stati anche codardi, così come molti tedeschi sono stati sicuramente dei criminali impuniti.
Consiglio vivamente la lettura del libro di Franco Giustolisi “L’armadio della vergogna”.
Ora, una delle vicende che mi ha colpito è il carteggio tra due ministri (italiani) di allora. Il ministro degli Esteri Gaetano Martino (PLI) e il ministro della Difesa, il partigiano e medaglia d’oro alla Resistenza, Paolo Emilio Taviani (Partito Popolare).
Non da meno le responsabilità politiche, ma relative ad altre gravissime inchieste sulle stragi nazifasciste e su quelle di molti partigiani/criminali “rossi”, dell’allora ministro di Grazia e Giustizia, il comunista Palmiro Togliatti.
Siamo nel 1956, ragion di Stato e guerra fredda, in realtà codardia e opportunismo politico, hanno visto questi due importanti uomini politici (Martino e Taviani) insabbiare l’inchiesta e la richiesta di estradizione al governo di Bon, di almeno trenta ufficiali nazisti responsabili, dopo l’8 settembre, dell’eccidio di Cefalonia. Nell’isola greca vennero trucidati dai tedeschi tra i cinquemila e i seimilacinquecento soldati italiani. Non in combattimento, ma dopo che si erano arresi alzando la bandiera bianca.
Taviani…una medaglia d’oro alla Resistenza macchiata di codardia tutta italica!
Solo nel 2000, nella lunga intervista de l’Espresso n° 46 al senatore (a vita) Taviani questi ammette finalmente l’insabbiamento (anche) sul caso Cefalonia.
Fulvio D’Alessandro