Mi trovo in Spagna dove non c’è notiziario radio/TV o quotidiano che non dia l’attacco all’Italia.
“El Pais” , il giornale più diffuso del Paese, riferisce ogni giorno, minuziosamente, dei guai di Berlusconi con compiacimento inferiore forse solo a “La Repubblica”.
La borsa ha perso il 3,5% in una sola seduta mentre le agenzie (tutte degli USA) che analizzano la solidità finanziaria di stati, enti, governi, imprese, banche, assicurazioni bocciano senza appello l’economia italiana oggi sotto severo esame dell’UE. ”
La netta impressione (ma è più che un’impressione) è che l’Italia sia la vittima designata degli avvoltoi della finanza mondiale che attendono di spartirsene le spoglie.
Come sempre ad essere presi di mira sono i Paesi con i governi più deboli. Quando poi a screditare l’Esecutivo sono gli stessi ministri, che si insultano, allora il disastro è completo.
E non mi riferisco solamente a quell’epiteto, “cretino”, che Tremonti ha affibbiato a Brunetta “fuori onda” in occasione della presentazione della manovra finanziaria e che “La Repubblica” si è affrettata a rimarcare e a diffondere.
Sta di fatto che, a parte questo episodio, ci sembra che la maggioranza sia al disfacimento, che ognuno remi quantomeno per proprio conto quando non contro e che l’orchestra sia ormai senza un Direttore che riesca a far suonare insieme gli orchestrali.
La sentenza sul lodo Mondadori che impone al Premier di pagare sull’ “unghia” 540.141.059 euro (più 20 milioni tra interessi legali, spese processuali e legali) alla Cir di Carlo De Benedetti, (una mazzata che abbatterebbe un toro), l’annuncio che nel 2013 Berlusconi non si presenterà più, l’acclamazione, stile repubblica delle banane, di Alfano a capo di un partito non ancora nato e che forse mai nascerà ma che dovrà sempre rendere conto al capo Berlusconi, Bossi e la Lega che ostentano lealtà al governo ma rompono le balle perché anche il loro elettorato è deluso, sono tutti preoccupanti scricchiolii che non fanno presagire nulla di buono.
Altro serio motivo di preoccupazione è che dopo 17 anni di centro-destra, dall’altra parte della barricata sembrano messi anche peggio, impreparati a raccogliere il testimone di un’alternativa credibile di governo.
Dopo l’apoteosi delle amministrative che premiano la sinistra antagonista di Vendola e De Magistris, (con rumenta trionfante esattamente come ai tempi di Jervolino-Bassolino), e stangano quella riformista di D’Alema, alle prese con l’inchiesta della procura di Roma sugli appalti dell’ Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, e della Bindi “pasionaria” ormai rafferma, alla sinistra resta solo Di Pietro, combattente mai domo contro grammatica e sintassi cui peraltro assai frequentemente soccombe.
A cercare di puntellare la baracca resta solo Napolitano con i suoi appelli seriosi e un po’ patetici nella cornice delle celebrazioni forzate, di 150 anni di unità del Paese mai realizzata.
Mi dicono che anche la Spagna non stia meglio, ma qui la gente sembra infischiarsene.
Le spiagge sono gremite, i locali pullulano e sulle strade corrono auto di lusso.
Sarà forse perché gli avvoltoi della finanza hanno individuato nell’Italia una nuova e più facile preda?
Antonio M. Giaccardi