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IL SACCO DI ROMA

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Disordini a Roma foto Panorama

Disordini a Roma foto Panorama

Roma  città eterna, Roma”Caput Mundi”, ha dovuto subire nella sua storia più di un saccheggio.

Cominciarono i Galli di  Brenno nel 390 a.C. , quello che gettò la spada sulla bilancia per ottenere più oro al grido di “Guai ai vinti!”, a cui rispose Marco Furio Camillo: « Non con l’oro si difende l’onore della patria, bensì col ferro delle armi! » ( abbiamo sentito molto la mancanza, sabato scorso di un Marco Furio Camillo al posto dei nostri capoccia cacasotto e tremebondi, terrorizzati dall’assumersi le proprie responsabilità per paura di grane come per il G8).

Ai Galli seguirono i Visigoti di Alarico che l’assediarono nel 410 d.C.

Cinquantamila visigoti entrarono come un fiume in piena da porta Salaria e saccheggiarono la città. Ma anche se di barbari si trattava, i Visigoti furono tuttavia assai meno barbari dei black-block. Alarico impartì l’ordine di non uccidere alcuno e di risparmiare i luoghi di culto. Non così sabato a Roma.

I nuovi barbari non hanno risparmiato né la chiesa di San Marcellino e Pietro né la statua della Vergine Maria , ridotta in mille pezzi.

Dopo il solito inutile bla-bla dei nostri politicanti :”deploriamo gli atti di violenza”, “ci dissociamo dai facinorosi” ed altre simili amenità che lasciano il tempo che trovano ,  sono cominciati, come sempre avviene in questo Paese da avanspettacolo , i distinguo.

Mille dibattiti con mille ospiti che  hanno cominciato a far fumo per confondere i fatti, a far le pulci al Ministro , all’intelligence. “La Polizia avrebbe dovuto prevenire…”, “… com’è possibile che non si conoscano i facinorosi…” , … sono strutture militarmente organizzate e guidate…”, “.. queste cose capitano solo da noi..”, “… hanno agito con tecnica fascista ( nonostante sventolassero solo bandiere rosse)…”.

Personalmente sono arcistufo di queste fregnacce fatte deliberatamente per far si che non si trovi mai il colpevole di nulla : da Piazza  Fontana passando per l’Italicus , la strage di Bologna , Ustica ecc. e quando non si sa più che dire si tirano in ballo i gruppi anarco-insurrezionalisti, che nessuno sa cosa siano, non hanno né volto né nome ma che vanno bene per ogni occasione.

Questi inetti che ci governano sono gli stessi che ci chiedono il voto in tempo di elezioni. Ma che li votiamo a fare e soprattutto li votiamo perché  facciano che cosa?

Non hanno mai cavato un ragno dal buco se non per fare gli interessi propri e  degli italiani se ne sono sempre fregati: deploriamo…, ci dissociamo…, diamo la nostra solidarietà…, siamo costernati …, ci indigniamo … , ci impegneremo … , siamo vicini ai parenti delle vittime…

Ma andé tücc a ciapà i ratt!

Antonio Giaccardi

2 Risposte to “IL SACCO DI ROMA”

  1. Fulvio D'Alessandro scrive:

    Beh…la citazione finale di Enzo Iannacci o dei Gufi è veramente condivisibile.
    Per il resto basta leggere l’ultimo libro di Giampaolo Pansa per capire che in piazza, a lanciare massi e bombe incendiarie varie (era già successo in Val di Susa con tanto di catapulta e acido muriatico) sono i figli della generazione del benessere preteso, dei laureati violenti e disoccupati (dall’alltra parte, come sempre, ragazzi che per necessità e per convinzione hanno invece vestito una divisa), del voglio senza se e senza ma. Che dire caro Giaccardi un tempo si diceva che “sono compagni che sbagliano” oggi non ci facciamo neanche più caso tanto, molti dei nostri politici (non tutti) trovano e troveranno sempre motivazioni sociologiche per giustificare comunque la violenza della piazza contro la presunta violenza dello Stato.Io ci sono già passato negli anni Settanta e non è stato un bel periodo. Oggi cerco perlomeno di sostenere mio figlio nella scelta, sicuramente non per motivi economici, ma per convinzione, di entrare nel corpo degli Alpini rispettando la nostra Patria, la nostra bandiera e…nonostante tutto le nostre istituzioni.
    Converrai con me però che anche e forse soprattutto questo Governo si dimostra impreparato e incapace nonostante il buon lavoro del ministro Maroni.
    Cordiali saluti.
    Fulvio D’Alessandro

  2. Antonio Giaccardi scrive:

    Buonasera Fulvio,
    prendo atto della citazione de “I Gufi” e/o del collega Jannacci.
    E’ un modo di dire prettamente milanese. Io l’ho sentito spessissimo da mia nonna, dato che il paese dove sono nato è assai vicino alla Lomellina, regione lombarda,e il dialetto del posto risente moltissimo di quello milanese.
    Ciao
    A.G.

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