Il portale di Savigliano e dintorni, con i vostri articoli

 


IMU

0
Posted 26 marzo 2012 by A. Giaccardi in Non tramo non tremo

Finalmente l’oracolo  ha parlato.

La Giunta ha reso  note le aliquote  dell’ IMU che, ricordiamo, é in vigore dal 01-01-2012, nonostante il Comune abbia fatto il bilancio preventivo per il corrente anno  prendendo come base l’ ICI  del 2011, un’imposta ormai inesistente e comunque assai inferiore alla stangata IMU: come sommare mele con patate.

Pur non essendo dei tecnici tenteremo di chiarire questa materia che riguarda tutti noi cittadini.

ALIQUOTE MANOVRABILI : I commi 6 e 7 dell’articolo 13 della manovra “salva-Italia” (decreto 201/2011) dà la possibilità ai Comuni di variare l’ aliquota IMU.

Le aliquote ordinarie, per chi non lo sapesse, sono stabilite  dal decreto 201/2011 su citato e  sono del 7,6 per mille (aliquota piena) sugli immobili diversi dalle abitazioni principali e del 4 per mille (aliquota agevolata) sulle prime case.

Quote che tuttavia i Comuni potranno incrementare rispettivamente di 3 e 2 punti millesimali, con l’ovvia conseguenza di una maggiorazione dell’imposta dovuta.

Per tale motivo si parla di ALIQUOTE MANOVRABILI da parte dei Comuni.

SPARTIZIONE DEL GETTITO: E’ almeno in teoria possibile oltre l’aumento,  in base  a quel che l’autonomia regolamentare dei sindaci consente,  anche l’abbassamento delle aliquote sia per la prima casa che per  gli altri immobili.

Quest’ultima è un’ipotesi del tutto remota, perché i comuni oltre a fare i conti con i trasferimenti sempre più ridotti da parte dello Stato, devono anche far i conti col sistema di ripartizione del gettito derivante dall’imposta.

Ossia con quella che si chiama SPARTIZIONE DEL GETTITO.

Se infatti le riscossioni sulle prime case saranno interamente appannaggio delle casse comunali, quelle su tutti gli altri immobili, dalle seconde case in su, verranno suddivise al 50 e 50 con lo Stato. Su questo però non bisogna trascurare un aspetto fondamentale: la parte che verrà trasferita allo Stato, sarà calcolata sulla base dell’aliquota al 7,6 per mille, non secondo l’aliquota effettivamente istituita dal Comune.

Questo, quindi, non farà altro che incentivare i sindaci ad innalzare l’aliquota piena, che potrà toccare la soglia massima del 10,6 per mille. Proviamo a spiegare con un esempio pratico.

ESEMPIO : Supponendo, per comodità, che la base imponibile relativa al Comune di Savigliano, frutto della somma delle rendite catastali di tutti gli immobili diversi dalle prime case, ammonti a 1 milione di euro, il calcolo del 7,6 per mille porterà a 7.600 euro. La metà di questi 7.600 euro, cioè 3.800, finirà allo Stato.

Supponiamo ancora che in uno slancio di generosità la Giunta di Savigliano avesse deciso di abbassare l’aliquota al  6,6 per mille Questo porterebbe a un gettito di 6.600 euro (cioè il 6,6 di 1 milione), ma la metà di competenza dello Stato sarebbe comunque calcolata sul 7,6 per mille della base imponibile stabilita per decreto, ragion per cui il Comune dovrebbe sempre girare 3.800 euro a Roma anziché 3.600, con una perdita conseguente del 5%.

Savigliano ha deciso di applicare sulle seconde case l’aliquota dell’ 8,4 per mille. Personalmente sarei stato più coraggioso, abbassando l’aliquota agevolata a favore delle prime case e aumentando l’aliquota per le seconde ; il gettito per le casse comunali sarebbe comunque stato maggiore   di quello  finora incassato con l’ ICI.

A Roma, ingorda e mai sazia , si parla di aumentare l’aliquota delle prime case passando dal 4 per mille al 6 per mille , tutti soldi quelli delle prime case che, ricordiamo, vanno al Comune  ed il 9,6 o addirittura il 10,6 per mille sulle seconde case.

Calcolando che , la metà degli incassi sull’aliquota del 7,6 per mille stabilita per decreto andranno allo Stato, il resto andrebbe ai comuni che aumenterebbero di gran lunga l’incasso. Renzi a Firenze e Pisapia a Milano stanno pensando di mantenere l’aliquota sulle prime case al 4 per mille elevando quella sulle seconde al 9,6  per mille.

Molti sono ancora gli interrogativi che l’ IMU pone . Mentre già è stato chiarito che gli immobili della Chiesa non attinenti strettamente al culto debbano essere tassati , non è affatto chiaro se le case popolari debbano pagare l’imposta e nemmeno è chiaro quanto debbano pagare le imprese di costruzione sugli immobili invenduti.

Antonio Maria Giaccardi


About the Author

A. Giaccardi

Dott. Antonio Giaccardi

0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response

(required)