
Confraternita della buona morte
Delibera del Consiglio comunale per sensibilizzare i cittadini su come vogliono morire
Chi di voi sa cosa è la D.A.T.? Nessuno?
Molto male, perché se n’è occupato il Consiglio comunale il 28 Ottobre . D.A.T. sta per “DICHIARAZIONE ANTICIPATA DI TRATTAMENTO”.
Che vuol dire? Che tu, oggi , in perfetta buona salute , stabilisci che tra venti , trenta o più anni decidi a quale tipo di trattamento medico vuoi o non vuoi essere sottoposto nell’imminenza vera o presunta della tua morte. A questo scopo saranno istituiti registri in comune dove ciascuno potrà manifestare le proprie volontà pre-agoniche.
Promotori dell’iniziativa etico-ideologico-amministrativa manco a dirlo Carmine Bonino il cui multiforme ingegno spazia dallo speaker’s corner alla filatelica commemorazione di Schiaparelli, passando per le tessere telefoniche e la mutua per gli animali d’affezione e di Fulvio D’Alessandro, sempre pronto ad estremi gesti di protesta.
I medici in Consiglio, uno dei quali anestesista-rianimatore, si sono supinamente accodati. Tutta la faccenda nasce dalla sentenza che ha stabilito che a Eluana Englaro, potesse tranquillamente essere negata alimentazione e idratazione vale a dire che la poverina potesse essere lasciata morire di fame e di sete.
Ora, che una sentenza di vita , seppur vegetativa o di morte , neppure tanto dolce, fosse una corte a deciderlo , ha indotto i nostri parlamentari a smetterla per un attimo di insultarsi a vicenda e di pensare che forse sarebbe stata necessaria un legge dello Stato in materia.
Ecco allora non una legge ma un disegno di legge , vale a dire un’ipotesi di legge nota col nome di D.D.L Calabrò che naturalmente non ha accontentato nessuno: i laicisti perché giudicata troppo clericale i credenti per il motivo opposto.
Risultato: come l’asino tirato contemporaneamente per la cavezza e per la coda sta fermo , così anche la legge sul fine vita é ferma in Parlamento. La delibera saviglianese cita in premessa una serie di discutibili motivi a giustificazione dell’iniziative.
Si inizia con i sondaggi( costantemente derisi dalla sinistra quando favorevoli a Berlusconi) dove almeno l’81% dei cittadini italiani- secondo l’estensore del testo- sarebbe assolutamente favorevole alla “dichiarazione anticipata di trattamento”.
Segue, a sostegno dell’iniziativa, la citazione di una sfilza di paesi europei che si sono dati una regolamentazione in tema di testamento biologico: Svizzera, Francia, Paesi Bassi , Gran Bretagna,Stati Uniti ( dove sarebbe forse meglio, prima di assistere i morituri, garantire assistenza medica ai viventi e abolire la pena di morte) e infine la Germania dove : “… Il Parlamento tedesco ha approvato il 18 giugno 2009 la proposta di introdurre nella legislazione nazionale l’istituto del testamento biologico. Questa è, quindi, vincolante per i medici i quali dovranno rispettare la volontà espressa nella direttiva anticipata, indipendentemente dalla tipologia e dalla gravità della malattia.”
Il che significa , per assurdo, che se mi becco un raffreddore , posso anche decidere di lasciarmi morire se così ho dichiarato in precedenza.
Quest’enfasi posta sull’adeguarsi al trend altrui è un argomento che pare avere larga presa sui media (e sui consiglieri saviglianesi), quasi che l’Italia abbia il complesso di esser in ritardo su un’altrui discutibile modernità. Si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità: il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell’art. 32 della Costituzione.
Non comprendiamo perché si dovrebbe preferire “ora per allora” di optare per la morte, quando peraltro è noto a tutti che persone in condizioni decisamente compromesse riescono tuttavia a sorridere e a godere di esserci, per la loro gioia e quella dei loro cari.
Bisognerebbe dunque potenziare la medicina palliativa per sconfiggere il dolore del paziente in fase terminale e l’istituzione di Hospices, che intervengano a sollevare le famiglie che non possono o non riescono a farsi carico del loro caro nell’ultima fase della vita.
Voglio concludere citando la prolusione del Card. Angelo Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente – 26/28 gennaio 2009: “… ogni essere umano ha valore in se stesso, anche se appare fragile agli occhi dell’altro (cfr Benedetto XVI, Discorso al Congresso del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, 15 novembre 2008), e che sono sempre sbagliate le decisioni contro la vita, comunque questa si presenti (cfr Benedetto XVI, Discorso all’ambasciatore del Lussemburgo, 18 dicembre 2008), vengono in realtà enunciati principi che sono di massima garanzia per qualunque individuo. Un motivo in più, questo, per esprimere la nostra piena solidarietà a sua Eminenza il Cardinale Severino Poletto, (per anni Vescovo di Savigliano n.d.r.) sconsideratamente attaccato attraverso i media per aver ricordato quella che è una convinzione scientifica larghissimamente condivisa, e comunque una verità etica, ossia che togliere l’alimentazione e l’idratazione ad una persona, per di più ammalata, è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico.”
Ci vadano dunque D’Alessandro e Bonino in comune a firmare il registro della morte, sappiano però che ciò che oggi può apparire accanimento terapeutico domani potrebbe essere routine e che troveranno sempre accanto al proprio letto un medico che non si arrenderà alla morte , per quanto inevitabile possa apparire . Un medico degno di tal nome non può che lottare sempre e comunque per la vita.
Antonio M. Giaccardi
Hanno votato a favore della delibera :
ALBERTINI Laura, BOGLIONE Francesco, BONINO Carmine, CARENA Catterina, CIFANI Elisabetta, D’ALESSANDRO Fulvio, DANIELE Giacomo, FERRARO Ottaviano,
GHIONE Guido, GOSIO Massimiliano, GRINDATTO Luca, MOTTA Antonio, PORTOLESE
Pasquale, RACCA Marco, SOAVE Sergio
Si sono astenuti :
BONETTO Claudio, BRIZIO Federica, RUBIOLO Piergiorgio
Beh…Giaccardi ha da sempre la verità in tasca. Naturalmente la sua. Solo perché vanta trascorsi da medico pediatra non penso proprio possa ergersi a censore del pensiero altrui. Io da tempo mi siedo sulla sedia del torto perché la poltrona della ragione è da tempo occupata proprio dall’esimio medico saviglianese. Ma facciamo un po’ d’ordine. Intanto continuerò le mie proteste estreme fin quando soggetti vicini a Giaccardi continueranno ad infischiarsene dei cittadini saviglianesi e non sarà proprio lo “sciacallo” a farmi desistere. La mozione sulla D.A.T. poi è servita perlomeno a far emergere posizioni, opinioni, contrasti, contraddizioni. Questa è cosa buona e giusta. In realtà se si leggesse un po’ bene la mozione, non è stato chiesto di istituire un registro c/o il nostro Comune, ma semplicemente di sensibilizzare tutte le forze politiche a legiferare in tal senso. Il fatto che nessun gruppo consiliare si sia espresso contro, la dice lunga sulla bontà del testo. Ma questo Giaccardi non lo ammette e non lo scrive. Ora, ognuno di noi ha una storia da raccontare sulle malattie. La mia inizia nel 1964, avevo allora quattro anni. Mia madre era già su una sedia a rotelle con la sclerosi multipla. Non mi ricordo di averla mai vista reggersi sulle proprie gambe. Sono entrato in collegio al Beato Amedeo all’età di cinque anni e ne sono uscito a dodici. Poi, nel 2001, a mio padre è stato diagnosticato l’Alzheimer. Ci sono voluti sette anni di malattia devastante prima che mi lasciasse. Gli sono stato sempre vicino, anche nei momenti dove le sue facoltà mentali non erano più gestibili. Pochi mesi dopo la scomparsa di mio padre, mi sono ammalato di un brutto linfoma di Hodgkin. Ho passato più di un anno a curarmi vicino alle camere sterili del reparto di ematologia del Santa Croce di Cuneo con fortissime dosi di chemioterapia e poi di radioterapia. Chi ha letto il mio libro, che ha venduto 1.500 copie proprio su questa malattia, può farsi un’idea di quello che vuol dire combattere per la vita. Non mi sembra però di ricordare, alla presentazione del libro a Savigliano (350 persone), di aver visto il dottor Giaccardi in sala. In compenso ho visto medici a me molto cari come Testa, Diana, Raviolo, Tavera, Siccardi. Alcuni di loro non hanno solo curato la mia malattia, ma si sono prodigati sul malato. Ora sono/siamo vicini ad un carissimo parente con un mesotelioma da amianto. Quindi, caro Giaccardi, non venga a farmi il pistolotto del cardinal Bagnasco! So benissimo cosa vuol dire la malattia, so benissimo cosa vuol dire combattere, so benissimo cosa si passa per decenni nei reparti ospedalieri dell’Astanteria Martini di Torino e di tanti altri ospedali piemontesi. Non pensi di avere l’esclusività della sofferenza e non impartisca lezioni a me su questo tema! Io credo nella vita, ma anche nella dignità dell’uomo. Se…solo se mi trovassi in stato vegetativo mi piacerebbe chiedere a mia moglie un ultimo gesto d’amore. Stacchi la spina e mi lasci andare in pace. Se una legge dello Stato vieta oggi questo mio desiderio ne prendo atto. Ma combatterò anche con proteste estreme perché i politici, che dovrebbero rappresentare tutti noi a prescindere dall’81%, perlomeno si esprimano su questo tema assumendosi, una volta tanto, una responsabilità. Tutto qui.
Fulvio D’Alessandro – Savigliano
D’Alessandro si altera ogni qual volta c’é chi non la pensa come lui. Passa dal “tu” al “lei” per rimarcare l’inimicizia(che spero sia solo temporanea)nei confronti dell’avversario d’opinione e spara una serie di violente e gratuite affermazioni cariche di veleno.
Primo , non ho trascorsi da ex pediatra, sono tuttora un pediatra. Secondo,Il “pistolotto”, il Card. Bagnasco non l’ha fatto a lei , non sia così presuntuoso caro D’Alessandro, ma è la posizione della Chiesa sull’argomento , che io condivido perfettamente, le piaccia o meno. Chiedo scusa se non sono intervenuto a renderle omaggio alla presentazione del suo libro , e se la mia assenza ha urtato la sua suscettibilità, ma posso assicurargli che il dramma della sua malattia, l’ho più volte condiviso con le famiglie dei miei piccoli pazienti nel corso del mio lavoro,anche recentemente. Mi auguro che D’Alessandro voglia tornare a rivolgersi a me con il “tu” e soprattutto che non si senta ogni volta chiamato direttamente in causa, qualunque opinione io possa esprimere diversa dalla sua.Posso assicurargli che non si tratta di un fatto personale e che di lui ho la massima stima , anche se forse non così grande come quella che egli ha di se stesso. Gli auguro sinceramente un Buon Anno.
Beh…sull’autostima caro Antonio TU non sei secondo a nessuno! Del Cardinal Bagnasco io invece me ne impippo! LIBERO STATO IN LIBERA CHIESA! Ognuno rimanga al proprio posto. Ai cardinali porporati preferisco da sempre i francescani e i missionari che senza mitria, anello e spesso senza veste talare vivono in prima persona la povertà del mondo. Semmai TU non hai rispetto dell’81% degli italiani che, per fortuna, non la pensano come TE. Così è stato per l’aborto e per il divorzio. Nel merito delle mie argomentazioni poi non sei entrato. Hai preferito glissare sulla non lettura integrale della mozione letta da Bonino, ma dal sottoscritto redatta. Ti chiedo invece scusa per averTi annoverato tra gli ex pediatri. Considerando l’età pensavo sinceramente fossi in pensione. Il mio libro forse per TE conta poco, mi conforta invece sapere che è utilizzato come sostegno psicologico ai malati in ematologia. Ma TU non hai proprio nessuna prigomenitura sulla sofferenza. Meglio…non sei l’unico. Le mie considerazioni si riferivano alla convinzione e determinazione nel combattere le/la malattia. Questo per sostenere assolutamente la vita…DIGNITOSA. Ribadisco però il mio pensiero che è assolutamente diverso dal TUO. Non dovrebbe essere un cardinale qualsiasi o un politico (magari Scilipoti o Calearo) a decidere della mia vita. Semmai i miei cari su mia indicazione anticipata. Per il resto, credimi caro Antonio ti auguro serenamente BUON ANNO.
Dove finirà D’Alessandro? Lo abbiamo visto transitare ovunque, cambiare bandiera mille e mille volte (dalla sinistra alla destra, dal centro al coordinamento di Forza Italia), usare tutto -compresa la sua malattia,vissuta quasi come un gioco per essere poi raccontata e sparapazzata qua e là- pur di raggiungere i suoi obiettivi politici e di potere. Questa volta ce l’ha fatta, perché tanti elettori hanno sbagliato il voto negando ad altri candidati più di mille preferenze e perché prima di lui due o tre suoi compagni di lista sono usciti di scena, ma non è detto che tra tre anni (nonostante il suo grande desiderio di sedersi sulla poltrona più alta e prendere il posto di Soave) venga riconfermato. La mozione sulla D.A.T. lascia in Savigliano il tempo che trova. Così come D’Alessandro in mutande sul Mellea!!!!! Se i giornali avessere qualcosa di più serio da pubblicare anche queste inutili «boutade» troverebbero, come giusto sia, spazio in una notiziola di due o tre righe.
Prendo visione dell’articolo in ritardo perchè fuori sede.Evidentemente il dott.Giaccardi (ammetto che in passato posso aver condiviso “qualche” passaggio di “qualche” suo articolo)dopo le motoseghe e gli argini dei fiumi,non ha trovato altri argomenti utili per dare “verve” al suo blog e così è andato a ritroso sino all’ottobre u.s.(possiamo dire in gergo giornalistico che “non è stato sul pezzo”?)Senza “vis polemica” vorrei puntualizzare che per mia indole e “forma mentis” non sono abituato ad:”accettare supinamente”(cito l’autore)
gli argomenti che mi vengono sottoposti
(e chi mi conosce può confermarlo!)
viceversa sono sempre pronto ad analizzarli
e valutarli con la dovuta attenzione e spirito critico.L’argomento richiamato rappresenta un tema di stringente attualità,tanto che se ne discute ancora nelle aule delle Commissioni Parlamentari.
L’iniziativa(io sono stato semplice relatore)condivisa da tutta la maggioranza del Comune di Savigliano,aveva il solo(modesto)scopo di sollecitare gli organismi competenti a legiferare,a dare una stesura definitiva ad una Legge “giusta”,equilibrata,europea rispettosa del diritto di ogni persona a poter scegliere.La stessa iniziativa è stata promossa da centinaia di Comuni italiani,alcuni dei quali si sono perfino già dotati di un “registro per le D.A.T.”:non c’era alcun intento “sovversivo”!Piuttosto riteniamo che così com’è GIUSTO dare voce a quei cittadini che nel pieno possesso delle loro facoltà mentali,nella piena capacità di intendere e volere danno il loro consenso(INFORMATO),qualora ci fosse la necessità,ad essere sottoposti ad “alimentazione ed idratazione attraverso sondino naso-gastrico o la P.E.G.(sondino posizionato direttamente nello stomaco con un piccolo intervento chirurgico),di avere un supporto farmacologico con farmaci salvavita,che venga loro praticata la “tracheotomia” ed essere collegati al ventilatore meccanico,sia ALTRETTANTO GIUSTO dare voce a quei cittadini che viceversa non intendono essere sottoposti a manovre rianimatorie invasive ed intensive come quelle testè citate e questo loro diritto riteniamo non possa e non debba essere negato nè dal dott.Giaccardi nè dal rianimatore di turno,il tutto in ossequio al’art.32 della Costituzione Italiana,alla Convenzione di Oviedo,al Principio di Autodeterminazione,al documento del Comitato Nazionale di Bioetica (etc etc):la Libertà di scelta,il diritto alla libertà di cura,è un bene inalienabile per il cittadino-paziente in merito alle terapia che intende o no accettare e vorrei sperare che il dott.Giaccardi(quale sacerdote di Esculapio) non voglia arrogarsi il diritto di decidere anche per gli altri!I temi “eticamente sensibili” meritano il massimo rispetto così com’è necessario dare una doverosa attenzione alle “decisioni di fine vita” il tutto in un contesto nel quale deve comunque rimanere prioritaria l’ETICA BIOMEDICA. Grazie per l’attenzione ,cordialmente con amicizia Pasquale PORTOLESE
Ho letto le invettive del simpatico signor Enrico. Mi curo poco di chi non ha nemmeno il coraggio di firmarsi per esteso. Diceva Mattei: “Considero i partiti come gli autobus, pago il biglietto, ci salgo sopra e quando mi pare scendo”. Auguro al signo Enrico di passare il doppio delle mie giornate in ospedale con i liquidi chemioterapici nelle vene. Poi forse, ma ho dei dubbi, comincerà a capire qualcosa della vita.
Fulvio D’Alessandro
“Evidentemente il dott.Giaccardi (ammetto che in passato posso aver condiviso “qualche” passaggio di “qualche” suo articolo)dopo le motoseghe e gli argini dei fiumi,non ha trovato altri argomenti utili per dare “verve” al suo blog e così è andato a ritroso sino all’ottobre u.s.(possiamo dire in gergo giornalistico che “non è stato sul pezzo”?)”
Così inizia il commento del Dr. Portolese all’articolo “La confraternita della Buona Morte” su ViVi Savigliano
Gent Dr. Portolese,
non credo vi sia una scadenza per argomenti etici come quello della delibera in questione e come dice lei stesso poco sotto : “L’argomento richiamato rappresenta un tema di stringente attualità”. Qui non si tratta di uno yogourth , ma di principi morali che non hanno date di scadenza.
quindi lei prosegue:
“L’iniziativa…. ,aveva il solo(modesto)scopo di sollecitare gli organismi competenti a legiferare, a dare una stesura definitiva ad una Legge “giusta”, equilibrata, europea rispettosa del diritto di ogni persona a poter scegliere”
Questione di punti di vista:
Con tutto il rispetto per il consiglio comunale di Savigliano é mia opinione che la sua sollecitazione sia del tutto indifferente nell’accelerare l’iter legislativo , così come, in mancanza di una legge sul fine vita, ritengo del tutto inutile e velleitaria l’istituzione dei registri D.A.T.
e, cito sempre dal suo scritto:
” Piuttosto riteniamo che così com’è GIUSTO dare voce a quei cittadini che nel pieno possesso delle loro facoltà mentali,nella piena capacità di intendere e volere danno il loro consenso(INFORMATO),qualora ci fosse la necessità,ad essere sottoposti ad “alimentazione ed idratazione attraverso sondino naso-gastrico o la P.E.G.(sondino posizionato direttamente nello stomaco con un piccolo intervento chirurgico),di avere un supporto farmacologico con farmaci salvavita,che venga loro praticata la
“tracheotomia” ed essere collegati al ventilatore meccanico,sia ALTRETTANTO GIUSTO dare voce a quei cittadini che viceversa non intendono essere sottoposti a manovre rianimatorie invasive ed intensive come quelle testè citate e questo loro diritto riteniamo non possa e non debba essere negato nè dal dott.Giaccardi nè dal rianimatore di turno,il tutto in ossequio al’art.32 della Costituzione Italiana,alla Convenzione di Oviedo,al Principio di Autodeterminazione,al documento del Comitato Nazionale di Bioetica (etc etc):la Libertà di scelta,il diritto alla libertà di cura,è un bene inalienabile per il cittadino-paziente in merito alle terapia che intende o no accettare e vorrei sperare che il dott.Giaccardi(quale sacerdote di Esculapio) non voglia arrogarsi il diritto di decidere anche per gli altri!I temi “eticamente sensibili” meritano il massimo rispetto così com’è necessario dare una doverosa attenzione alle “decisioni di fine vita” il tutto in un contesto nel quale deve comunque rimanere prioritaria l’ETICA BIOMEDICA”
Non ho , a differenza sua , certezze su cos’é GIUSTO o meno.
Secondo lei Dottore, io dovrei essere libero di dire preventivamente se accetto o non accetto le cure e quali cure ? E’ una libertà che lascio volentieri ad altri , ci mancherebbe.Io non dico proprio un bel niente, mi affido alla scienza ed alla coscienza del medico ed allo stato dell’arte, in quel momento, della Medicina. Io penso che una dichiarazione preventiva su come voglio essere curato sia un mio FALSO diritto. Estremizzando potrei dire oggi che se mi vien la polmonite non accetto assistenza respiratoria meccanica, considerandola accanimento terapeutico. Un mio caro amico , sottoposto di recente a bypass coronarico ha avuto serie complicanze polmonari ed é stato tracheotomizzato ed attaccato ad un respiratore per settimane. Fortunatamente ora va meglio e se ne é tornato a casa. E’ stato accanimento terapeutico? E se avesse preventivamente dichiarato di non voler essere assistito da un respiratore meccanico ? Oggi sarebbe nel mondo dei più , sottratto all’affetto della famiglia , ma ci sarebbe andato soddisfatto di averlo scelto liberamente , anche se con nessuna cognizione di causa : sarebbe morto in piena LIBERTA’ (ed in piena ignoranza). Io non mi arrogo il diritto di negare alcunché a chicchessia, l’unico diretto che rivendico é di aver principi morali diversi dai suoi. Me lo vorrà concedere?
Infine.
per quel che riguarda l’ETICA BIOMEDICA , come la chiama lei io sono ancora convinto della validità del Giuramento di Ippocrate che di seguito riporto:
« Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro».
Qui Dr. Portolese mi fermo , altrimenti si aprirebbe una polemica infinita e come tale inutile. Casi del recente passato su questo argomento sono stati oggetto di speculazioni politiche che considero indegne.
Resto tuttavia dell’avviso che , iniziative simili da parte di un consiglio comunale di una piccola città, siano del tutto inopportune , proprio perché possono innescare polemiche che rischiano di scadere livelli di bassa macelleria come purtroppo sta già accadendo. Meglio limitarsi a rotonde, tombini e viabilità.
Mi creda sinceramente , stimato collega,suo
Dr. A.M. Giaccardi
Caro dott. Giaccardi(mi permetterei di chiederti di darci del tu anche in virtù delle notti di guardia trascorse in passato in ospedale!)Il mio “incipit”(che tu hai sottolineato)stava a significare che mi piace riconoscermi nella scuola di pensiero filosofica degli “Illuministi” tra i quali vorrei ricordare Voltaire:”non condivido nessuna tua idea,ma mi batterò fino alla morte perchè la possa esprimere”.Relativamente alla mozione DAT( da te citata con sfottò!) volevo intendere che non eri stato tempestivo,come per esempio lo sei stato con l’articolo sul “cachemire” (finto,sembra).Ma torniamo al ns argomento:so bene(per la professione che svolgo)che la tracheotomia può essere una manovra chirurgica terapeutica temporanea(e vivaIddio che lo sia!)io non mi riferivo al pz acuto,bensì al pz affetto da patologie croniche irreversibili ed altamente invalidanti:neoplasie incurabili;malattie Neurodegenerative;lesioni cerebrali irreversibili che esitano nel”coma vegetativo permanente” etc,non vorrei tediare chi avrà la bontà di leggergi usando termini troppo tecnici.Non era assolutamente mia intenzione dare lezioni di MORALE(come forse erroneamente hai interpretato! ti voglio concedere la buona fede!)ma semplicemente sottolinare e lo ribadisco con convinzione,che è giusto essere “plurali” e dar voce anche al cittadino-pz che non intende sottoporsi a terapie che non siano proporzionate alla possibilità di cura e che comunque,purtroppo per loro, non potranno più avere una normale vita di relazione perchè ridotti allo stato vegetativo “senza alcuna ragionevole possibilità di un ritorno alla integrità intellettiva”: si rivendica il “diritto alla libertà di cura”e l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie stesse,anche perchè ogni qual volta ci si trova nelle estreme situazioni sopra descritte,ci si confronta con i familiari che tante e tante volte si sentono “schiacciati” dal peso della responsabilità(essendo coinvolti emotivamente) di dover assumere una decisione così importante per un’eventuale scelta terapeutica da attuare (credetemi,nelle Rianimazioni e nelle semplici corsie degli ospedali è già capitato innumerevoli volte!). Infine,secondo il mio modesto parere,sui temi eticamente sensibili è corretto confrontarsi anche nelle piccole città e comunità perchè no?Basta che lo si faccia con onestà intellettuale, pacatamente,serenamente, senza “buttarla in caciara” e spero lo si possa continuare a fare,con un confronto dialettico democratico (anche se solo epistolare telematico)anche sui blog,purchè la cosa non diventi stucchevole e strumentale (in questo si sono d’accordo, infatti penso di non ritornare più sull’argomento!)Quanto ai temi da trattare non ritengo,caro dott.Giaccardi, che tu debba avere la presunzione di dettare l’agenda scegliendo l’argomento di volta in volta (come chiosavi nella tua risposta!)
Sempre cordialmente,con rinnovata reciproca amicizia e stima Pasquale PORTOLESE
Leggo quanto scrive sulle mie poche righe D’Alessandro. Mi firmo Enrico e basta. Non ho intenzione di fare carriera politica, di mettermi in bella mostra, di finire sui giornali, di scrivere libri, di mettermi sul mercato. Sono uno dei tanti che vivono a Savigliano, lavorano a Savigliano, spendono a Savigliano, mangiano e dormono a Savigliano, sentono quel che hanno da raccontare i saviglianesi, mugugnano come tutti i saviglianesi. Sono scontento, come la maggior parte, di questa situazione. E il mio non è un banale e codino nascondermi dietro l’anonimato: anche perché quel che dico è abbastanza un pensare comune. Basta tenere le orecchie dritte e frequentare i luoghi della gente comune (e non solo quelli degli addetti ai lavori che si parlano addosso). Una sola precisazione: ho tutto il rispetto, e non ho mai scritto il contrario, verso la battaglia che D’Alessandro (e tanti, tantissimi altri anonimi cittadini) combatte contro la malattia; un po’ meno verso il suo libro, che mi è sembrato un tantino strumentale. Prendo atto, comunque, che solo lui sa come si deve vivere, solo lui ha da dare lezioni, solo lui possiede la verità. Tutti gli altri ed io, nonostante i suoi dubbi, dobbiamo ancora cominciare a capire cos’è la vita. Ma cosa ne sa D’Alessandro delle nostre storie? Magari molto più drammatiche delle sue ma non spiattellate narcisisticamente nelle pagine di un libro? Impari anche a rispettare un po’ di più gli altri e torni a scendere dagli scalini che ha solo sempre frequentato, impettito e pieno di se stesso, verso l’alto!