
Mani nelle tasche...
Nei commenti sulla stangata per aggiustare i conti pubblici richiestaci dall’ Europa, la frase che ricorre con più insistenza é: “ Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” .
Ma nessuno ricorda o vuole ricordare, tanto meno la sinistra all’opposizione, la ragione dell’insistenza con cui viene citata.
Tutto risale a parecchi anni fa. Nella notte tra il 9 e il 10 Luglio del 1992. L’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato , socialista, indossata metaforicamente la tuta nera di Diabolik, entrò nelle banche e forzò i conti correnti degli italiani arraffando, per decreto legge d’urgenza, il 6 per mille dai depositi.
Ricchi e poveri pensionati e nababbi. Lo fece perché la lira era sotto pesante attacco e l’Italia rischiava il fallimento. Ma non fu quello il solo provvedimento. Un’accozzaglia di altre misure l’accompagnarono: dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia (che qualche gonzo fra cui chi scrive si affrettò a pagare) all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. L’imposta sugli immobili, nella migliore tradizione italiana, perse subito il prefisso stra e divenne ordinaria , tramutandosi nell’ attuale ICI. Per fortuna la violazione notturna del risparmio degli italiani rimase una tantum nonostante che componenti del governo Amato (Barucci) e Fazio, allora vicedirettore di Bankitalia, avessero proposto di aumentare le tasse sui depositi bancari .
Nonostante la cura da cavallo che costò in tutto circa centomila miliardi delle vecchie lire, i provvedimenti ”grossieri” del Dr. Sottile non ottennero i risultati sperati. Nell’autunno dello stesso anno la lira dovette uscire dal Sistema monetario europeo e nella primavera successiva il dottor Sottile si dimise. A sostituirlo fu chiamato Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia, per formare un governo tecnico che traghettasse l’Italia fuori dalla crisi.
Ricordiamo che fu proprio allora, con la successiva legge finanziaria, che l’ ICI venne trasformata in imposta ordinaria comunale, introducendo di fatto in maniera surrettizia una patrimoniale sugli immobili, la tassa più odiata dagli italiani. Nel corso degli anni l’Ici è diventata sempre più salata. Le aliquote sono cresciute e contemporaneamente sono stati rivalutati gli estimi catastali sui quali si calcola l’imposta. C’e chi nel passato le mani nel portafoglio degli italiani le ha già messe , e senza particolare destrezza, e fu un governo di centro sinistra più il PLI con 2 ministri (Costa e De Lorenzo).
Antonio Giaccardi