A Milano la sinistra al caviale sonoramente trombata

Gauche Caviar
Anche al più sprovveduto tra i lettori non sarà sfuggito che, pur nella confusione della politica italiana, la vera ragione dello strappo di Fini non è l’egemonia di Berlusconi padre padrone del PDL bensì il federalismo di Bossi.
Si sta radicalizzando lo scontro tra Nord e Sud da tempo sollevato da Bossi ed ora rinfocolato da chi vorrebbe un partito del Sud sotto le cui insegne continuare a mungere la vacca nordista.
Se da un lato chiamando a raccolta tutte le forze “sudiste” si possono forse vincere le elezioni, dall’altro l’Italia del nord volterebbe definitivamente le spalle alla Nazione.
La scelta del PD è amletica. La tentazione di far cadere Berlusconi è forte, ma per farlo il PD deve necessariamente avvalersi della collaborazione di Casini, Fini e Rutelli, notoriamente antifederalisti e filo sudisti.
Se questo “partito del Sud “ dovesse vincere, il PD andrebbe forse al governo ma cesserebbe di esistere al Nord. Se non vuole sparire deve necessariamente guardare alla Lega, la quale non sembra affatto intenzionata a cambiare alleato e rimane fedele al Cavaliere , il solo con cui ha qualche possibilità di portare a casa il federalismo. Anche per Bossi si preparano tempi duri.
Andare al voto senza aver incassato il federalismo fiscale suonerebbe come l’ennesima sconfitta. Già nel 2005 la Lega aveva ottenuto la devolution, poi cancellata dalla vittoria del centro-sinistra e dal referendum del 2006 e la storia potrebbe ripetersi oggi con la legge “Calderoli” del 2008 ancora priva dei decreti attuativi. Le elezioni in primavera vedrebbero Bossi presentarsi al popolo padano a mani vuote, senza il trofeo del federalismo fiscale .
Una cosa è chiara : la Lega non potrà mai far parte di una coalizione antifederalista. Sia Bossi che Bersani si trovano a dover risolvere un bel busillis. Per Bersani la strada si è fatta ancor più dura nelle ultime ore , con la vittoria di Giuliano Pisapia alle primarie per il candidato del centrosinistra a sindaco di Milano.
Già eletto deputato come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista nel 1996 e nel 2001, l’Avv. Pisapia ha letteralmente stracciato Stefano Boeri, architetto e candidato di Bersani e dell’establishment della “gauche caviar” , la sinistra al caviale dei vari Rutelli, Veltroni, D’Alema e di tutti i padri (e madri) “nobili” del PD.
La vittoria di Pisapia su Boeri ha provocato un vero e proprio terremoto nei vertici del PD.
Il gruppo dirigente locale ha rassegnato compatto le dimissioni mentre a livello nazionale si apre una profonda crisi sulle linea del partito ,anche Filippo Penati, ex presidente della Provincia meneghina e responsabile della segreteria nazionale ha dato le dimissioni:Bersani è sempre più solo .
La vittoria di Pisapia suona come una vittoria della linea Vendola su quella del segretario nazionale. Sembra finalmente che la classe operaia, i pensionati e le fasce socialmente più deboli, almeno in Lombardia, si siano finalmente accorte di chi le può difendere , voltando le spalle a quel club esclusivo di personaggi radical-chic che è il PD, i cui notabili sono da anni intenti a rimirarsi, compiaciuti e un po’ spocchiosi, l’ ombelico, incuranti delle istanze dei propri elettori.
A.M.Giaccardi