
Salviamo l'ospedale di Savigliano
Sono molti Oggi i “medici” di carriera o di complemento chiamati a raccolta per salvare l’ospedale
”…lo perdiamo, lo perdiamo…” tutti gridano come in un serial TV , ma per anni nessuno se n’è curato.
Si moltiplicano le tavole rotonde e gli incontri e non importa se i relatori si sono occupati fin’ora di attività lontane mille miglia dalla sanità.
Ho ascoltato , in posizione defilata, quel che s’è detto nell’incontro organizzato dal PD il 23 u.s. in sala S.Chiara.
Mino Taricco era l’ospite d’ onore della serata. Esperto in agricoltura e cooperative ha riconosciuto alla giunta Cota il diritto di razionalizzare la sanità (bontà sua) ma se vuole farlo :“…deve concordare gli interventi a noi “: questo il succo del suo discorso.
Più alto e nobile l’approccio sociologico di Gigi Resegotti che ha parlato di bisogni della persona cui la medicina pubblica deve dare risposte con strutture di massima professionalità.
Salvio Sigismondi presidente dell’ordine dei medici della provincia ha incentrato il suo intervento sulla medicina di base. Anche se presidente dell’ordine dei medici e quindi di tutti i medici stravede solo per la medicina di base, la confraternita più potente della corporazione medica.
Soave, sindaco ospitante, per sua stessa ammissione dice che: ” sta facendosi un’idea del problema e si documenta sentendo tutte le voci ..”, tranne quella di Toselli , snobbato, che dalle colonne della stampa implora la sua attenzione, ” Sergio perché non mi chiami?”: Struggente!
Ci pare un tantino tardi per “farsi un’idea”, ma comprendiamo la sua preoccupazione ; con St. Gobain ed Alstom traballanti , se ci dovesse rimettere le penne anche l’ospedale, per Savigliano sarebbe la debacle sociale: una figuraccia per una giunta di sinistra.
Ma bisogna pur fronteggiare la realtà. Cota non vuole certo importare in Piemonte il modello Calabria: l’ospedale di Taurianova (Reggio Calabria), con 18 posti letto e 174 dipendenti , quello di Palmi con 29 posti letto e 209 dipendenti ed infine quello di Cetraro con 117 posti letto e 334 dipendenti. Salviamo pure le eccellenze di Savigliano, intanto però ci dovrebbero dire quali sono oggi eccellenze di un ospedale che di fatto non ha una divisione di chirurgia generale degna di tal nome.
Figuratevi un po’ voi, un medico si laurea in Medicina e Chirurgia, e da noi pare non ci sia più neppure la volontà di mettere a concorso il primariato di chirurgia generale. Chi decide oggi, vi chiederete voi, il destino di un ospedale? Il Direttore Generale e da chi prende ordini costui? Dalla politica naturalmente che lo sistemato in quel posto con lauto stipendio. Ovunque la politica ci mette il becco , tutto viene irrimediabilmente compromesso.
Commovente, appassionato, politicamente scorretto ma proprio per questo genuino e sentito l’intervento di Marco Cesari , chirurgo, bravo e mite ragazzo che, solo tra i tanti adoratori del potere presenti, ha saputo scrollarsi di dosso il timore reverenziale nei confronti della pubblica podestà e dire pane al pane e vino al vino lasciando esterrefatti i paludati intervenuti.
I nostri amministratori puntano il dito su Alba e sul nuovo ospedale di Verduno; tuona Soave :” e non si credano di dirottare i finanziamenti regionali su Alba togliendoli a Savigliano..!”.
Pover’uomo! Proprio i langhetti aspettano i finanziamenti pubblici! Hanno già raccolto 8 milioni di € da privati e se sarà necessario continueranno a raccoglierne ma c’é da giurarci che l’ospedale lo finiranno. Ma non basta. Col fischio che ci staranno a farsi amministrare il “loro” ospedale nuovo, moderno e soprattutto fatto coi loro soldi da un direttore generale esperto di trattori che sta a Cuneo. L’ASL unica alla fine non si farà ed Alba avrà la propria ASL CN 2 e la propria Azienda Ospedaliera a Verduno o sarà secessione dalla provincia.
Antonio M. Giaccardi