La costruzione di archi, in forme e modelli differenti, subì un’impennata nel Cinquecento quando vennero utilizzati per celebrare e accogliere le entrate solenni di papi, sovrani, nobili, nel solo piemonte meridionale se ne contavano più di trenta, ed erano costruiti in modo anche posticcio in legno e poi smantellati a fine celebrazioni.
Ma non tutti furuno infatti smantellati, alcune tra le città più ricche, tra cui anche Savigliano, riuscirono a conservare l’arco e portarlo fino ai giorni nostri.
Sotto questo arco passò Carlo Emanuele I, di ritorno dalle nozze con Caterina d’Austria (Saragozza – 1585) attraversò il Piemonte passando per diverse città Mondovì, Cuneo, Savigliano, Carignano, Vinovo ma tra tutti gli archi allestiti per il suo passaggio l’arco di Savigliano è uno dei pochi ancora esistenti e ben conservati.
L’arco, già costruito quindici anni prima per il passaggio del padre Carlo Emanuele I, è stato edificato e migliorato con un grande dispendio economico e la posizione non è casuale, posta sulla direttiva porta Pieve verso Piazza Santarosa, zona in cui erano ubicate le residenze dei nobili saviglianesi (vedi Cravetta e Taffini).
La progettazione dell’opera fù affidata al torinese Giovanni Battista Riva mentre la decorazione artistica dell’arco affidata al saviglianese Angelo Dolce, l’arco fù anche un punto di partenza per un rinnovo architettonico della città oltre ad essere utilizzato nel corso degli anni successivi per accogliere i numerosi sovrani che transitarono per Savigliano.
Le dimensioni sono abbastanza maestose, largo 5 metri, alto 10 e profondo 4, ad oggi perde un pò di maestosità a causa delle case presenti nelle vicinanze, ma chiude su un lato la Piazza Santa Rosa incorniciando Via Sant’Andrea.
Nella parte alta dell’arco troviamo l’iscrizione VINDICATAE LIBERTATI SACRUM (Dedicato alla libertà faticosamente riconquistata), frase aggiunta nel 1965 in occasione del Ventennale della Resistenza.
Ad oggi con la ristrutturazione del 1997 che ha esaltato l’aspetto cromatico dell’Arco, possiamo considerarlo una delle strutture più belle della città.