Le manette sono scattate per sette personaggi eccellenti della sanità piemontese, mentre lo stesso assessore, Caterina Ferrero del PDL , indagata per turbativa d’asta, ha rimesso le deleghe .
L’accusa contesta all’assessore un appalto bloccato per favorire Federfarma e un concorso per una consulenza che parrebbe costruito su misura per il vincitore.
Sono finiti in carcere o ai domiciliari
Piero Gambarino braccio destro della Ferrero, soprannominato “Signor 15%”, Pierfrancesco Camerlengo, amministratore e socio di un grosso gruppo di cliniche private.
Coinvolti anche i vertici di Federfarma nella persona di Luciano Platter, presidente regionale, e Marco Cossolo, segretario torinese nonché sindaco di Carignano.
Implicato anche Vito Plastino, potente commissario straordinario dell’Asl 5 (Moncalieri, Nichelino, Carmagnola) e tra i politici Franco Sampò, sindaco di Cavagnolo, in manette per una gara d’appalto costruita su misura per gli interessi di Camerlengo.
E’ pure finito agli arresti Marco Mozzati titolare di uno studio odontoiatrico per una storia di false fatture e convenzioni.
Tra gli indagati vi sono anche l’architetto Maurizio Pasqualino Fico (collaboratore dell’imprenditore) e Sergio Bertone, ex direttore amministrativo dell’Asl di Novara e omonimo del cardinale di cui millanta la parentela.
Secondo l’accusa, Gambarino e la Ferrero si sono impegnati a fondo per disegnare sul suo curriculum e sui suoi desideri la gara per un contratto triennale da consulente regionale a 121 mila euro l’anno.
E’ stata una figura del calibro di Giancarlo Caselli procuratore capo di Torino a guidare le indagini, il quale però ha voluto precisare che si tratta di episodi circoscritti che non riguardano la sanità regionale che è sana nella sua generalità.
Alla notizia la sinistra di Bresso & Complici ha cominciato a cantar vittoria col solito ritornello del malcostume della destra al potere .
A turargli la bocca è stato lo stesso Procuratore capo Caselli che ha dichiarato : «Paolo Monferino ha impedito che si portassero avanti altri reati».
Paolo Monferino ex amministratore delegato di IVECO è stato fortemente voluto dal Presidente Cota accanto a sé in qualità di direttore generale della sanità piemontese: «Non è un caso se ho voluto Monferino, lotta con me come un toro» ha dichiarato il Governatore . Di questo onestuomo con le palle, che ha scalato i vertici aziendali grazie alle sue capacità, gli indagati e gli arrestati, gente incapace di fare una O con un imbuto senza i maneggi della politica, si prendeva giuoco definendolo: «lo scemo che vuol far risparmiare i soldi allo Stato».
E già , perché per questi maneggioni-trafficanti maestri di ruffianeria, essere finalmente riusciti a scalare il ponte di comando fin dove si “masentano” i soldi costituisce l’apice della carriera.
Possono finalmente arraffare spudoratamente danari che sono di tutti ma che per costoro non sono di nessuno se non di chi è più lesto a ciularli e chi non ci sta , come Paolo Monferino, altro non è che un povero scemo.
Penosa poi l’uscita dell’ex Governatore Ghigo , oggi coordinatore del Piemonte per il PDL, che lamenta «giustizia ad orologeria» e che avrebbe voluto che queste rivelazioni fossero avvenute dopo i ballottaggi, (peraltro a Torino i giochi sono già fatti), rivendicando un galateo ed un’attenzione della Giustizia in favore del suo assessore truffaldino e dei suoi sodali . I rapporti tra Lega e PDL, da tempo già tesi, escono da questa vicenda ancor più deteriorati. L’inchiesta potrebbe non fermarsi qui ma allargarsi a macchia d’olio; allora ne vedremo ancora delle belle.
Antonio M. Giaccardi