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MELLEA: FERMI A META’ DEL GUADO?

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Tiziano Vecellio San Cristoforo

Tiziano Vecellio San Cristoforo

Apprendiamo dai giornali della polemica tra Ghione e Soave, con inserimento di Cussa, sul ritardo nell’impiego dei soldi, peraltro frattaglie a quanto é dato sapere , per la messa in sicurezza del Mellea che avrebbe dovuto esser in sicurezza ormai da anni e ben prima del Maira.

Ci troviamo invece oggi con l’acqua alla gola, (mi si passi la metafora), dopo aver sperperato una montagna di danaro pubblico per creare quell’obbrobrio paesaggistico che é “Il Canale Maira”, di cui proprio nessuno sentiva l’esigenza se non la civica amministrazione, per correre ai ripari e mettere in sicurezza interi quartieri sorti grazie a permessi a costruire rilasciati in modo superficiale e senza un minimo di programmazione urbanistica sensata pur di incamerare danaro da oneri e tasse.

Ma é inutile rinvangare. Facemmo notare, a suo tempo, che dalla cifra preventivamente prevista per finanziare l’intervento sul Maira si era avanzato, a fine lavori, all’incirca un miliardo di lire e ci informammo che fine avessero fatto quei soldi.

Le risposte furono, come al solito, evasive e di tono risentito quasi che la richiesta di rendiconto fosse un’implicita accusa di cattivo uso di pubblico danaro.

Pazienza! Ricordiamo perfettamente un’audace dichiarazione di Soave in Consiglio dove si dichiarava disposto a scendere personalmente in alveo a tagliare alberi ed arbusti che avessero impedito il defluire delle acque , “sfidando” la scure della giustizia che , secondo il sindaco, impediva a chiunque, eccetto alla forestale, di toccare anche un solo fuscello.

Cosa abbia indotto oggi Soave a prendere il coraggio a piene mani ed iniziare i lavori (sempre che inizino veramente), pur in mancanza dell’intera cifra necessaria al loro completamento non é dato sapere, ma i timori di Ghione non paiono del tutto infondati. La mia impressione é che , stante l’attuale congiuntura economica, sarà ben difficile che arrivino i Fondi per le Aree Sottoutilizzate .

Se li cuccherà lo Stato per far quadrare i conti pubblici e poi ,se qualcosa resterà, la parte del leone nell’utilizzare i fondi FAS la farà , come sempre, il Sud; come a Reggio Calabria, dove una scuola é stata costruita sull’argine di una vecchia fiumara, che ora è Via del Torrente.

Il 3 settembre 2010 il personale è rimasto intrappolato nell’edificio perché con la pioggia la strada è diventata un corso d’acqua, trasformandosi da via del torrente a torrente tout-court. I dubbi di Ghione sono dunque legittimi e parzialmente condivisi persino da alcuni esponenti di maggioranza: il timore?

Non riuscire a portare a termine l’opera , cosa piuttosto frequente nel nostro Paese dove ospedali mai finiti ed in avanzato stato di disgregazione, stazioni mai entrate in funzione, ferrovie e strade che non portano da nessuna parte , porti dismessi, e cattedrali nel deserto di varia natura sono pratica quotidiana.

Auguriamoci che l’audacia di Soave sia ben riposta e che si trovino i fondi per concludere l’opera, per non restare a metà del guado , o per uscire da questa seconda metafora idraulica che per qualcuno potrebbe suonare beffarda , con le braghe a mezz’asta.

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