
P.P.Rubens, Saturno che divora il figlio, 1636, Madrid, Prado
Dopo non pochi tira e molla Cota ha varato la giunta del Piemonte
La riduzione degli assessori da 14 a 12 , è stata fortemente voluta dal neo presidente così come il divieto, per i consiglieri eletti nelle file leghiste e divenuti assessori, di dare le dimissioni da consigliere per far posto ai colleghi di partito che nella conta delle preferenza venivano immediatamente dopo: «Non si devono moltiplicare i posti e i costi» è stata la parola d’ordine in casa Lega e così Guido Ghione resta a casa, vittima della sobrietà amministrativa voluta dal suo partito e nell’attesa incanutisce.
E il PdL? Restiamo pure a casa nostra, in provincia di Cuneo. L’unico eletto per volere popolare è stato Alberto Cirio, il più votato del Piemonte, con un mare di preferenze,14.257 mentre trombati dagli elettori sono risultati Raffaele Costa 6.062 preferenze, Pietro Francesco Toselli 5.576 preferenze , William Casoni 4.336 preferenze, e a seguire Lauria e Sassone. Dunque PdL cuneese con un solo rappresentante a palazzo Lascaris?
Nemmeno per sogno. Cirio (per meriti elettorali guadagnati sul campo) e Casoni (non si sa per quali meriti guadagnati non si sa dove) sono stati elevati al soglio assessorile con deleghe rispettivamente a istruzione, sport e turismo e Commercio e per Raffaele Costa verrebbe inventato un alto e prestigioso incarico in Regione. Così Pietro Francesco Toselli, secondo dei trombati dagli elettori viene automaticamente promosso consigliere regionale grazie truschini della politica e a Cirio-assessore che gli cede il posto.
Concludendo: la Lega che ha avuto due rappresentanti eletti dal popolo, resta in consiglio regionale con Sacchetto e Gregorio e con un assessore, sempre Sacchetto, all’agricoltura mentre il PdL che di eletti ne aveva avuto soltanto uno ottiene due assessori, Cirio e Casoni , un consigliere Toselli ed un alto incarico , ancora da stabilire, per Costa. Un bel bottino di poltrone , non c’è che dire, per un relativamente magro bottino di voti.
Ghione, dopo trent’anni di fedele militanza, resta a casa , vittima di una Lega Nord dura, pura, ingrata e anche un po’ cogliona.
Antonio Giaccardi