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USA

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La nuova e tardiva manovra finanziaria dimostra quanto fosse illusoria e debole l’azione del nostro Governo.

Sono reduce da tre settimane di lavoro negli USA e ho ben visto gli effetti di politiche volte a sostenere, durante l’era Bush, solo le grandi lobby, le grandi banche, la speculazione finanziaria e, soprattutto, il credito “capestro” nei confronti del ceto medio.

Quante case ho visto a Newark, come in Florida e negli stati del sud, con il cartello affisso “FOR SALE” (vendesi).
Quante roulotte o baracche ho visto concentrate in aree suburbane dove non solo più i neri poveri sopravvivono, ma dove molti “wite trasch” (bianchi spazzatura) cercano di vivere con il sussidio minimo garantito, esclusivamente grazie alle politiche sociali di Obama, di 250 dollari a settimana.

Con quattordici voli interni e tre noleggi di auto gigantesche (Cadillac, Dodge, Ford) ho avuto modo di entrare nelle grandi università americane.

Da Old Miss a University of Florida, da Penn State a West Point, da LSU ad Atlanta. Ho lavorato con manovali bianchi, ispanici e neri, con carpentieri e ferraioli di origine irlandese, polacca, italiana, con una bravissima capocantiere, architetto, nera di soli trentaquattro anni, con tante maestranze che vivono e lavorano spostandosi per migliaia di chilometri in tutti gli stati.

Da loro ho appreso storie, timori e speranze. Sono note le contraddizioni che si vivono negli USA, ma il senso di appartenenza alla Nazione è

fortissimo…nonostante tutto. Già…nonostante tutto gli americani credono ancora in Obama consapevoli però che nulla potrà più essere come prima.

Il tempo delle “cicale” è finito. Il vero nemico oggi è la finanza gonfiata, gli intermediatori di bond e di case, la globalizzazione che arricchisce solo le grandi società, le speculazioni bancarie.

Già, senso di appartenenza che si evidenzia con applausi e strette di mano rivolti dalla gente comune ai militari in transito nei vari aeroporti internazionali. Con le migliaia di bandiere americane inastate ovunque. Con il rispetto delle regole, della polizia e degli sceriffi. Con una cortesia, educazione e voglia di conoscere realtà diverse.

Sono stato anche a Ground Zero e ho visto, sentito, percepito in un cantiere che sta rinascendo.

E mentre noi ci accorgiamo oggi che il tempo delle “cicale” è proprio finito, negli USA ci si rimbocca le maniche con una sostanziale differenza però. In quel paese contano poco i partiti come li intendiamo noi e l’elettorato, in tutti gli stati, premia la maggioranza e i propri rappresentanti per quello che fanno e non per quello che dicono.

Milioni di americani cambiano opinione votando repubblicani o democratici e viceversa. Almeno in questo senso…amo profondamente l’America.

Fulvio D’Alessandro – Savigliano

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