Riceviamo e pubblichiamo la mail di Fulvio D’Alessandro
In merito allo spettacolo “Per voce offesa” nell’ambito della giornata della Memoria desidero esprimere il mio pensiero.
Intanto ringrazio per l’invito di “Voci erranti” con piacere onorato.
Mi complimento per l’iniziativa volta a ricordare, nel giorno della Memoria, una nobile figura di internata politica nel campo di concentramento di Ravensbrück, sostanzialmente adibito a donne e bambini.
Nel merito, mi permetto alcune semplici considerazioni.
Ricordo che, a differenza di Auschwitz-Birkenau, l’unico forno crematorio e l’unica camera a gas di Ravensbrück ha iniziato la criminale attività solo (si fa per dire) il 22 giugno del 1944, prevalentemente per eliminare le internate debilitate dal tremendo lavoro forzato.
Forse un’inesattezza, ma il tatuaggio con numero sull’avambraccio (mi sembra) non fosse in uso a Ravensbrück, ma esclusivamente ad Auschwitz-Birkenau.
Nella rappresentazione si è più volte posto l’accento su: “Lotta partigiana” – Staffetta partigiana” – “Compagni” – “Partigiani” – “Comunisti” – “Resistenza” – “Impegno politico”.
E dire che anche i partigiani sapevano benissimo cosa si faceva a Fossoli, alla Risiera di San Sabba, a San Vittore.
Moltissimi sapevano dei treni per la Polonia organizzati sul tristemente famoso “binario 21″ di Milano centrale.
Nel 1943 i campi di Ferramonti e Campagna furono liberati dagli Alleati e non dai partigiani.
Sarebbero bastati sabotaggi sulle linee ferroviarie per rallentare l’esodo dei settemila ebrei italiani inviati, quasi tutti, alle camere a gas.
Nella serata, poco (nulla) si è ricordato sui 6.000.000 di ebrei vilipesi nella dignità, torturati, gassati, cremati e non tanto in campi di concentramento o di lavoro, ma di sterminio.
I più senza nemmeno avere la possibilità di sopravvivere, anche per poco tempo, dopo la selezione sulla judenrampe.
Ancora: si è posto l’accento sul ritorno alla vita “normale” della protagonista, le sue difficoltà nel reinserirsi, lo stupore nel non esser ascoltata, l’indifferenza dei più.
Primo Levi esprimeva le stesse considerazioni.
Ma i pochissimi ebrei sopravvissuti alle leggi razziali, alla confisca di tutti i beni, allo sterminio dei propri famigliari, al loro ritorno non hanno trovato più nulla. Nulla!
Nessuna abitazione, nessuna attività commerciale, nessun ricordo, nessun affetto.
Guardati ancora da molti con diffidenza assoluta si sono poi trasferiti in Israele o negli Stati Uniti per cercare di rifarsi una vita nonostante, anche oggi, siano oggetto di propositi di annientamento da parte di paranoici leader criminali guardati con benevolenza da una certa area politica.
Ribadisco comunque il mio apprezzamento per l’iniziativa, mi complimento con la curatrice dello spettacolo e con la bravissima attrice.
Spero in futuro si ricordino figure di internate ebree più volte anche e soprattutto dal sottoscritto citate.
Assumendo dalle pochissime sopravvissute le loro storie di donne (“rane d’inverno”) ormai anziane e spesso dimenticate.
Fulvio D’Alessandro – Capogruppo consiliare – Comune di Savigliano